• A Sarsina la personale di Patton: Reperti

    On: 31 maggio 2019
    In: Mostre, News
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    Sabato I giugno 2019 alle ore 17:30 la Sala Mostre Centro Studi Plautini inaugura la personale di Patton dal titolo “Reperti” curata da Friarte. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 9 giugno 2019.
    Il gioco tra forme e materiali dell’irriverente Patton viene allestita a Sarsina grazie a un evento appositamente studiato per valorizzare le tecniche sperimentali del visionario artista. Le opere sono state selezionate al fine di creare uno specifico percorso riguardante la libertà dell’arte moderna, declinata attraverso le varie avanguardie, ossia d quando, svincolata dalla simbologia di potere, si autocrea, senza l’impellente necessità di essere massivamente compresa. Nei tempi della massima espressione di autodeterminazione, però, la ricerca di Patton analizza la gabbia mediatica del web, ultimo confine della sperimentazione comunicativa. L’idea alla base dell’opera di Patton ben si comprende attraverso le parole del critico d’arte, il prof. Pasquale Lettieri:

    «Le opere di Patton esposte a Sarsina ci fanno riflettere sulla magnitudine e il potere della rete e sul suo opposto, sull’assenza della libertà, delle libere associazioni di pensiero, sulla costrizione, sulla mortificazione della narrazione, come prosa assoluta della quotidianità, della poesia come edificazione fantastica dell’assenza […] Comunque gli anfratti della compromissione ci sono anche nei nostri tempi, sia in forme di adesione a poteri oppressivi ed antiumani, che a misere declinazioni del sistema della moda, nel senso di dire “questo si vuole che io dica e questo io dico”».

    Profilo biografico.

    Patton, nome d’arte di Patrizio Fraternali, è nato a Novafeltria, in provincia di Pesaro e Urbino, il 21 aprile 1960. Attualmente vive a Novafeltria in provincia di Rimini con Libera e Tomaso. Definisce i suoi lavori pittori “semplice scrittura visiva” e i suoi testi “scritti in equilibrio su tasti in movimento”. Scrive e dipinge perché non ama parlare lasciando questo ingrato compito a chi ha più mestiere di lui.

     

     

    artista:      Patton
    titolo:        Reperti
    con la presentazione di: prof. Pasquale Lettieri
    durata:      sabato I giugno – domenica 9 giugno 2019
    dove:         Sala Mostre Centro Studi Plautini,

    via IV Novembre, 13 – Sarsina (Forlì-Cesena)

    orario:       lunedì – venerdì dalle 8.30 alle 13.00

    sabato – domenica dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00
    ingresso:   libero
    contatti:   329 4234094 | friarte2007@gmail.com

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  • THEO VAN DE GOOR ‘VISIONS AND DEMONS’

    On: 13 maggio 2019
    In: Mostre, News
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    Visions and Demons’ è la prima personale italiana dell’artista fiammingo Theo Van de Goor, che include incisioni a puntasecca, oli e sculture ready-made.

    Ispirato alle favole e ai miti, l’epopea fiabesca di Theo Van De Goor racconta la storia dell’eterna lotta dell’uomo tra bene e male.

    _____________________________________________

    Theo van de Goor è un artista olandese ispirato a favole, miti e diavoli.  Cresciuto in una fattoria in un piccolo villaggio di fede cattolica romana nella parte meridionale dei Paesi Bassi, Theo popola il suo lavoro di animali, demoni e creature mitologiche.

    Ha dipinto se stesso come un missionario arrabbiato, come un soldato romano, come un indiano americano e come un demone. Ha realizzato incisioni su se stesso come Beelzebub e Apollyon. Dalle nature morte alle scene mitiche, bibliche e classiche e ancora alle favole e agli autoritratti, il suo lavoro racconta l’eterna lotta dell’umanità tra il bene e il male.

    “Dato che ero il più giovane di quattro fratelli, non mi hanno mai voluto nelle loro avventure; ero troppo lento, quindi sono rimasto a casa e presto il disegno è diventato il mio mondo.

    Una volta chiesi a mia madre di disegnarmi qualcosa così da poterne imparare. Che cosa? Un cane. Oggetto del mio desiderio. Lì sulla carta volò in rapida successione un punto per un occhio, una linea per la coda, e improvvisamente un piccolo cane prese vita. Sono stato sopraffatto!

    Da allora, l’amore per il disegno non mi ha mai abbandonato.”

    THEO VAN DE GOOR
    VISIONS AND DEMONS’
    Curatore: Stefania Minutaglio
    Contributo critico di:  Prof. Pasquale Lettieri

    11 [HellHeaven] Art Gallery
    11 Maggio – 05 Giugno 2019
    Via Giulia 103/A  Roma IT

    Links:
    https://11art.gallery/2018/11/06/theo-van-de-goor/
    https://www.artsy.net/show/11-hellheaven-visions-and-demons

    11 [HellHeaven] LLC

    Registered Office: 478 E Altamonte DR 108-450, AltamonteSprings, FL 32701
    Showroom in Roma:Via Giulia 103/A  Roma, IT
    Showroom in Miami2200 Biscayne Blvd Miami, FL
    Opening Time: Tue to Sat
    11 a.m. to 6 p.m. or under appointment

    Owner and DirectorStefania Minutaglio
    Art DirectorDaniele Belardo
    Sales Manager: David Ascoli

    Phone: Rome +39 06 4521 4974  | Miami +1 305 434 4081
    General inquiriesinfo@11art.gallery
    Presspressoffice@11hellheaven.it
    Showroom in Romaroma@11art.gallery
    Showroom in Miamimiami@11art.gallery

    Fonte: OneMagazine.it

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  • Auditorium al Duomo di Firenze – dal 13 al 28 Aprile

    On: 10 aprile 2019
    In: News
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  • Lucio Fontana: Oltre la materia

    On: 9 aprile 2019
    In: Mostre, News
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    Continua fino al 14 aprile la mostra di Lucio Fontana al Metropolitan Museum di New York. On the threshold, Lucio Fontana. Sulla soglia, il titolo della più importante retrospettiva negli ultimi quarant’anni dell’artista negli Usa. La tempestività è fondamentale nella determinazione delle sorti di una vicenda complessa come quella dell’arte, che appartiene al sistema dell’economia e della cultura, in quanto superato quell’attimo favorevole, tutto lascia     il tempo che trova ed anche l’invenzione, più intelligente diventa sterile. Questo accade, appunto, alla mostra di Lucio Fontana, On the threshold, proprio nel momento in cui si registrano, per sue opere sul mercato internazionale, quotazioni a due cifre, in milioni di euro, inimmaginabili, fino a poco tempo addietro. Opere presentate in modo mirabile nelle sale espositive del Metropolitan Museum di New York, colore nero, rosa, oro, rosso, bianco, giallo, in cui sono rappresentate tutte le tipologie del suo lavoro inventivo, sculture, ceramiche, quadri su tela, in un pieno di tagli, buchi, varchi, da lui inventati, per permettere al suo pensiero formale di entrare nello spazio verticale alla superficie e sperimentare una nuova idea di contaminazione con il tempo, nella sua determinazione di respiro esistenziale, pur rimanendo all’interno di una tradizione artistica consolidata, essenzialmente tonalistica, in cui le sculture sembrano fatte implodere, con un risucchio di sprofondamento che porta nell’inaspettato, nell’imprevisto e i quadri vengono coperti da strati di colore e poi spaccati, lacerati, con colpi netti che dettano un tessuto di discontinuità. Fontana accentua le caratteristiche alchemiche e barocche che avevano già caratterizzato la sua stagione figurativa, a partire dal suo mitico Uomo nero, di fine anni Trenta, confermandosi con l’aspetto estetico delle nuove scoperte scientifiche, scaturite da Einstein, traendone tutte le conseguenze che gli appaiono necessarie nel suo inseguimento dell’ignoto, che non è solo concettuale, ma per lui, essenzialmente visivo.

    La pittura viene sforzata in un ambito di pittoscultura, leggibile come fosse un bassorilievo, ma questo lo possiamo considerare un aspetto secondario, rispetto alla sua direzionalità che è quella di penetrare nelle coordinate del sublime, che sono senza misure e senza equilibri formali, che appartengono alla bellezza, di cui lui si ritiene fuori. Le sculture sono lavorate con una sorta di tecnica invasiva, con fenditure che spaccano la pelle della continuità, quasi a volerci entrare dentro, per guadare nel caos di un ignoto, segnando la fine delle certezze poetiche di una temporalità e di una spazialità, superate dalle nuove conoscenze che imponevano la necessità di rompere con la bidimensionalità, lavorando per discontinuità, per salti nel vuoto, concepiti come un itinerarium alla quarta dimensione, quella della durata, che è ritenuta la vera forma delle cose. La sua genealogia linguistica lo pone nell’olimpo degli innovatori, di quelli che hanno coniugato l’originalità, in senso ricco, all’interno della cultura dell’informale, concepito come sistema analitico di una linguistica della monocromaticità, la cui tensione gestuale è fatta di segni finiti e costanti, utilizzarti come elementari alfabetiche dell’essenzialità. Siamo nella linea delle avanguardie, della crisi di tutte le discipline consolidate, come se la scoperta apocalittica del big bang avesse disperso tutto un sapere di teorie e di poetiche, per cui nulla si trova più al proprio posto e tutto tende a separarsi in dimensioni diverse, di concetti spaziali, tra teatrini ed ellissi, fino ad arrivare ad un titolo che può essere di apertura o di chiusura di ogni immaginazione e mi riferisco alla Fine di Dio.

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  • San Gregorio Art Gallery – Elio Cassarà in mostra

    On: 24 agosto 2018
    In: News
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    Elio Cassarà

    Poetico e pittorico

    Un rosario che si snocciola con emozione ed esercizio rituale di contemplazione e di memoria, nel tragitto di un tempo breve per l’attraversamento delle ere e delle epoche, ma lungo quanto un’esistenza, dall’incedere dello zenith alle prime ombre del crepuscolo della vita di un individuo, di una generazione. Accade negli anni ottanta l’incipit che dura fino ad oggi, in una pendolarità ideale e reale, che non lascia fuori nessun attimo, per caso, ma li associa ad una coniugazione al futuro che comprende l’hic et nunc di questo presente. La mostra “Informale poetico” di Elio Cassarà, si specchia nell’animo eterno dell’Ulisse endemico che vive con noi, attorno a noi, che solo pochi si incaricano di interpretare, lasciando gli stretti vicoli dove non entra mai il sole a Palermo, neri come i colori eterni dell’antro dell’Etna. Fugge Elio ed elegge i suoi compagni visionari e maestri di dubbio, Turcato, Corpora e Foucault dagli spessi occhiali, stringendosi d’intesa con Vedova e Sanfilippo, Afro dalle pose maculate, mentre ribolle in lui tutta una trama alchimista, barocca, romantica, lunga fino all’America dell’action painting e all’Oriente del tachisme, più di ora, tempo eterno del mondo. Ma, per un Oriente ritrovato, subito una New York, dove si sono nutriti, Adolph Gottlieb e Mark Rothko. Quella di Cassarà non è una pittura banalmente naturalistica ma si tratta di uno studio sulla forma che in qualche modo recupera una visione “biologica”, “floreale” e “zoomorfa” riferita più che alle sembianze da imitare ai processi formativi della natura stessa, al suo dinamismo vitale, alla crescita degli organismi viventi, agli spazi di ambienti naturali visti da vicino. Si coglie la lezione delle avanguardie storiche che rompendo con il realismo e il naturalismo invertono il ruolo della natura e del linguaggio trasformando l’arte – come ben specificava Filiberto Menna – da una ricerca sul linguaggio della natura ad una sulla natura del linguaggio. La percezione dello spazio e del tempo proposta dal Cubismo di Picasso e dal Futurismo di Boccioni sono state agli inizi del secolo scorso una messa in discussione dello spazio euclideo e del tempo newtoniano a favore di uno spazio antiprospettico con più punti di vista e un tempo relativo legato al movimento e all’accelerazione. La visione di Cassarà è il risultato di un progressivo allontanamento da una realtà presunta oggettiva, assoluta, uguale per tutti, che ha visto sviluppi sempre più radicali di una modernità estrema. Se la ricerca astratta e informale, geometrizzante e materico- gestuale, ha negato totalmente la rappresentazione e l’interpretazione del vero, un certo informale italiano ha privilegiato una strada più poetica, che ha avuto nello storico dell’arte bolognese Francesco Arcangeli uno dei maggiori teorici e sostenitori. Questa pittura che mantiene viva una espressività appartenente all’arte che non rinuncia all’emozione, sia che si tratti del primitivismo di Giotto, dell’umanesimo di Piero della Francesca, del romanticismo di Turner, del cubismo di Picasso, del neoplasticismo di Mondrian o dell’action painting di Pollock. Cassarà si pone su questa linea di sviluppo dell’arte, che sperimenta nuove forme ma con un atteggiamento non di rottura. Non c’è dialettica fra il passato e il presente ma una continuità, che avvicina gli artisti di ieri con quelli di oggi, capaci sempre di interiorizzare la conoscenza attraverso una percezione, che affina i sensi e la sensibilità. Le immagini sono sempre attraversate da solchi metamorfici, di una natura evolutiva in cui si contaminano il colore e i sogni, in un modo a volte lineare e adesivo, a volte complicato e intrusivo, con un quid visionario che traspare sempre, come in un diario in pubblico, da cui sembra stagliarsi il profilo di Ezra Pound dei Pisan Cantos scritti in una gabbia, “grande” come una gogna. Nel suo viaggio alla ricerca di sé, si è accresciuto il fantasma della mente, che prima scriveva piccoli appunti da taccuino, da sacca del viandante, poi è passato a misure cattedrali, ad una architettura dipinta dove sono rappresentate immagini informi e memorie di sogni. Il tutto è come un codice personale a chiave, che ha bisogno di una ermeneutica, capace di resistere alle tante seduzioni della somiglianza e non lasciarsi scacciare dalle durezze e dalle stranietà babeliche. E Venezia c’è sempre, con le sue sfumature evanescenti, come una protettrice discreta, che si defila, appare e non appare, suggerisce e rassicura, senza essere mai paesaggio o maschera, ma linguaggio sottile, che ha imparato dal mondo, tanto quanto, ha insegnato al mondo, entrando nella post modernità, dopo avere saltato la modernità, a piè pari. Tutto è attuale, in questa disseminata distesa presentata dal corpus di Cassarà, in più di venti opere dove si può trovare tutto, a patto di saper vedere, di trovare uno spirito di contemplazione, senza appiattirsi nel delirio dalla tautologia, dove tutto quello che c’è è lì di fronte a te, mentre dell’altro c’è, sempre, un quid, una trasparenza, il richiamo di una vecchia parete, scaglie di sole e di mare, di cui Elio è maestro e noi una semplice margherita.

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  • Report seduta di laurea del 20 e 21 ottobre

    On: 24 ottobre 2017
    In: Attività Accademiche
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    Vibo Valentia. Si è tenuta nei giorni 20 e 21 ottobre presso l’Aula Magna Pitagora dell’Accademia di Belle Arti Fidia con sede a Stefanaconi (VV), la cerimonia solenne per il conferimento delle lauree di I e II livello per la sessione autunnale dell’Anno Accademico 2016/2017. Interessantissimi gli elaborati presentati dai laureandi, che hanno spaziato dalle preziose ricerche monografiche su Magritte, Modigliani, Monet, attraverso gli studi etnoantropologici e tecnico/laboratoriali. Dai lavori multimediali alla produzione pittorica, grafica e scultorea, fino dentro le radici delle tradizioni degli antichi vasari e liutai calabresi e siciliani. Insomma un corpus di attività di finissima matrice accademica, sotto la guida attenta e professionale dei docenti che hanno presieduto la commissione, dal Magnifico Michele Licata ai ch.mi Antonino Francesco D’Angeli, Renè Bruzzese e Tony Afeltra. Ad esaminare i laureandi è stato il noto critico d’arte Pasquale Lettieri, Direttore del Dipartimento di Progettazione e arti applicate, sotto lo sguardo attento del commissario governativo Francesco Righini, docente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Proprio quest’ultimo a conclusione dei lavori ha voluto elogiare la qualità dell’operato degli studenti e del corpo docenti della Fidia alla luce dei risultati di eccellenza presentati in sede di discussione degli elaborati finali. A rendere speciali i festeggiamenti e a fare da cornice alle attività accademiche la presenza nell’aula magna della mostra del maestro di fama internazionale Ugo Nespolo, inaugurata lo scorso 13 ottobre da Dorina Bianchi, Sottosegretario di Stato al Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo e illustrata durante i lavori da Flaminia Frioni, attenta studiosa dell’artista.

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